Paul Poiret - ©Getty Images - Keystone France
Fashion People

Perché l’autobiografia di Poiret non cambierà la tua vita

Presuntuoso,

Odioso,

Irritante,

Ricercato,

Esagerato,

Tracotante.
La lista degli aggettivi che possono descrivere lo stilista Paul Poiret non si conclude certo qui, ma mi piaceva l’idea di trovare una parola per ogni lettera del suo cognome e che tutte insieme trasmettessero l’essenza della personalità di uno dei protagonisti della storia della moda.

Come faccio a sapere che Paul Poiret fosse realmente così? Semplice, ho letto l’autobiografia “Vestendo la Belle Époque”.

Paul Poiret

Personalmente sono un cultore del genere biografico e ho scoperto questa mia passione appena prima di iniziare a scrivere su questo blog. Sono affascinato dalle autobiografie perché attraverso le parole dei protagonisti scopro diversi punti di vista sui periodi storici che si studiano sui banchi di scuola. Nelle pagine di un’ autobiografia l’autore si confessa e racconta eventi che nessun manuale o sussidiario spiega con tanta dovizia di particolari, è successo leggendo le pagine di D.V. (di Diana Vreeland), Swanson on Swanson (di Gloria Swanson), Shocking Life (di Elsa Schiaparelli) e le opere di tanti altri personaggi di cui spero un giorno di parlarvi sul blog, ma ciò non è accaduto con Paul Poiret.

Paul Poiret

Mi aspettavo un excursus sulla sua vita, i passi falsi, le sofferenze, i momenti più difficili e ovviamente la celebrazione della fama, e invece, colto dal delirio di onnipotenza, Paul Poiret descrive la sua vita di stilista con una successione di aneddoti in cui sembra l’unico vincitore, ha sempre l’ultima parola su tutto e guida il lettore nei meandri della bella vita parigina nemmeno fosse Virgilio per Dante.

Paul Poiret - ©Getty Images - Keystone France
Tuttavia devo ammettere che tra un commento al vetriolo e interi capitoli autocelebrativi, vi sono anche delle piccole perle che rivelano il suo approccio passionale nei confronti dell’alta moda, dell’arte, delle feste e del mangiar bene. Ed è incredibile scoprire come in realtà a distanza di un secolo molte dinamiche della moda non siano affatto cambiate, proprio come per le teorie sociologiche del contemporaneo Georg Simmel nel suo piccolo saggio “Die Mode”(prima stesura 1895; stesura finale 1911).

Le osservazioni più interessanti in cui rileggo i meccanismi della contemporaneità si trovano principalmente nel penultimo capitolo quando dice:

Ci sono molti segnali che preannunciano la fine di una moda, anche se sono pochissime le persone in grado di riconoscerli. Per questo, il giorno in cui ho profetizzato che di lì in avanti i cappelli sarebbero stati semplici. L’ho fatto perché mi ero accorto che ormai erano coperti di foglie, fiori, frutti, piume e nastri, e ogni eccesso, quando si tratta di moda, segnala la fine.

Se pensiamo alla moda più commerciale, non vi sembra di vederci la fine che hanno fatto le borchie o le tinte fluorescenti giusto qualche anno fa? E ora invece, chi le usa più? Nessuno!
Oppure continuando a leggere:

La moda non smette mai di essere illogica, e trae una soddisfazione profonda, un piacere perverso dalla propria follia. […] Brama solo ciò che è raro, perché ciò che è raro è costoso. Lo spirito di contraddizione della moda è così frequente e regolare che vi si può quasi vedere una legge.”

Devo davvero affrontare il discorso riguardante i pellami pregiati dei rettili per cui brand come Bulgari ed Hermès hanno dovuto acquisire allevamenti certificati per garantire la produzione di borse e accessori in pancia di coccodrillo? Non è più facile smettere di usare tali pellami? A quanto pare per la “legge della moda” la risposta è NO!
Infine, pensando alla metamorfosi odierna che sta vivendo la moda uomo con l’introduzione dell’ A-gender o anche alle aspre critiche ne confronti dello stile spavaldo di Yves Saint Laurent che dagli anni 70 viene tuttora copiato per la sua originalità:

Non bisogna gridare allo scandalo di fronte a una cosa che oggi non è ammessa, perché lo sarà domani. Non esiste nulla di verosimile in materia di moda. Tutto è eccesso e convenzione.”

paul poiret

In conclusione, vale davvero la pena leggere questo libro? Forse sì, forse no. Non è niente di eclatante, sono solo le memorie di un borioso protagonista della moda, che in alcuni casi riesce a strappare anche qualche risata. Se però amate il clima della Belle Époque, la mondanità e vorreste rivivere le atmosfere dei meravigliosi set esotici che Paul Poiret realizzava per le sue dispendiosissime feste, beh, non vi resta che farvi catturare da questo fiume in piena, stando attenti a non farvi trascinare dalla corrente e fare la sua stessa fine miserabile.
Alessandro Masetti – The Fashion Commentator

Paul Poiret

Vestendo la Belle Époque

Excelsior 1881, Milano 2009

1 thought on “Perché l’autobiografia di Poiret non cambierà la tua vita”

  1. Mi è piaciuta molto questa tua recensione, sei uno dei pochi che conosco che dicono veramente quello che pensano!
    Carina l’idea di trovare un aggettivo per ogni lettera del suo cognome..certo che Poiret non era proprio un grand simpatico devo dire! 😉

    XOXO

    Cami

    Paillettes&Champagne

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