Art

L’ Apologia del tatuaggio di Fabio Viale

Penso che i tatuaggi siano orribili. E’ come vivere in un abito di Pucci per sempre.
Karl Lagerfeld a proposito dei tatuaggi

Personalmente odio i tatuaggi, non mi piacciono e non ne sono minimamente attratto, soprattutto quando sono motivati da un trend passeggero, e non da un evento personale significativo.

Non so quante volte ho dissuaso amici o colleghi dall’idea di farsi un tatuaggio in generale, figuriamoci quando mi rivelavano di volerne uno tribale, soprattutto considerando il fatto che non facessero parte di alcuna tribù.

Ma forse questa volta è diverso…

Alexander McQueen Fall 2006

Alexander McQueen – Fall 2006

Ricordo ancora quando a fine scuole medie (il fatidico passaggio dagli anni 90 ai 2000, la cui moda strampalata sta tornando in auge) scoppiò la tendenza per cui chiunque riuscisse a tatuarsi, con o senza il permesso dei genitori, diventasse il “mito” del gruppo.

Jean Paul Gaultier SS2012

Jean Paul Gaultier – SS2012

Sono sempre stato un outsider: al posto della chiesa la domenica, visitavo mostre e musei; al posto dei fumetti, sfogliavo libri d’arte per copiare gli artisti; non giocavo ai video-games, ma costruivo edifici con i LEGO; al posto del calcio, ho preferito di gran lunga il nuoto; ma soprattutto, dell’approvazione della massa non mi è mai importato niente!

A maggior ragione non ho mai avuto interesse nell’attirare attenzione su di me, o sul mio corpo, con disegni indelebili per i quali non solo non trovavo una giustificazione o un significato, ma ritenevo fossero proprio brutti e di cattivo gusto!

Julien Macdonald RTW SS2012

Julien Macdonald – SS2012

Ovviamente crescendo si acquisisce una maturità tale per cui la frase “Vivi e Lascia Vivere” diventa un mantra e realizzi che puoi goderti la vita solo nel momento in cui smetti di avere giudizi o pregiudizi a proposito di ciò che le altre persone desiderano fare con il proprio corpo, e anzi, puoi anche essere felice per loro perché fregandosene di giudizi e pregiudizi hanno realizzato ciò che desideravano ottenere.

Maison Martin Margiela - S:S 1989 - Silk Tattoo top - Photo - Ronald StoopsMaison Martin Margiela – SS 1989 – Photo: Ronald Stoops

Fabio Viale

Oggi però, andando contro a tutti gli anni di militanza “anti inchiostro”, posso dire che sono rimasto letteralmente folgorato da un tatuaggio, ma che dico, più di uno!

Sfogliando virtualmente Repubblica.it, ho scoperto Fabio Viale, artista contemporaneo piemontese classe 1975, che il 27 giugno ha inaugurato la sua mostra personale PUNK alla Galleria Poggiali e Forconi di Pietrasanta.

Le opere della mostra PUNK che hanno attirato la mia attenzione sono i tre inediti che rievocano l’iconografia classica: Kouros, copia di un torso greco; Souvenir David, copia del braccio del David di Michelangelo che scaglia la pietra contro Golia; ed infine, Il vostro sarà nostro, copia di un pugno di una statua romana. Fin qua niente di nuovo o sconvolgente, soprattutto considerando che di recente la Fondazione Prada ha realizzato un’intera mostra sul concetto di copia nell’arte classica e dell’arte classica.

Ma cosa c’entrano i tatuaggi?

Le opere di Fabio Viale sono ironicamente ispirate a oggetti di uso comune, e ribaltano il consueto modo di guardare alle sculture marmoree, sconvolgendo la percezione del quotidiano, alludendo sempre ad altro.
Ed è proprio alla luce di questi intenti artistici che la classicità delle opere esposte a Pietrasanta è solo apparente, perché Viale cambia completamente significato alla purezza aulica del marmo bianco, tatuando la superficie delle opere con Madonne, teschi, pistole e altri segni che compongono il complesso codice dei tatuaggi della comunità criminale russa. Fabio Viale dà quindi un’identità nuova a questi frammenti di corpi, unendovi l’aggressività dei simboli criminali.

Fabio Viale - KOUROS, 2O15

Fabio Viale – Kouros, 2015

Fabio Viale - DAVID SOUVENIR, 2015

Fabio Viale – David souvenir, 2015

Fabio Viale - Il nostro sarà vostro, 2015

Fabio Viale – Il nostro sarà vostro, 2015

Ecco allora che il tatuaggio assume un nuovo significato (un vero significato e quindi anche una funzione) e come ogni oggetto/abito/opera liberamente interpretabile con la chiave dell’ironia, ha attirato la mia attenzione, e trovo che sia bellissimo.
Alessandro Masetti – The Fashion Commentator

PUNK – Fabio Viale

27 giugno – 7 agosto

Galleria Poggiali e Forconi

Pietrasanta (LU)

2 thoughts on “L’ Apologia del tatuaggio di Fabio Viale”

  1. Ok ok, non ti lincerò questa volta…ma come ben sai io sono tattoo addicted! E li amo a prescindere dalle mode (e a prescindere dal giudizio del mio guru, Karl)
    Detto questo, devo dire che le opere di Viale sono davvero stupefacenti: mi piace l’idea di aver reso contemporanei i marmi e, allo stesso tempo, di avere in qualche modo nobilitato i simboli old school, tanto cari a chi nobile proprio non è….
    Un’idea innovativa e sicuramente originale, un artista tutto da scoprire.
    Bellissime le tue foto, come sempre…ma che te lo dico a fare????

    Un bacio,
    Lucia
    http://www.legallychic.org

  2. Anche io sono sempre stata diversa dal gruppo (o un’outsider come ti definisci tu), quindi capisco bene cosa intendi con il non seguire mode passeggere solo perché appunto “va di moda”!
    La frase di Karl è davvero simpatica, eh!?!
    Io comunque ho un tatuaggio, molto piccolo, ma per me ha un profondo significato e non mi sono mai pentita di averlo fatto!
    Detto ciò le opere di Fabio Viale, con la loro ironia, mi piacciono molto!

    XOXO

    Cami

    Paillettes&Champagne

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