Fashion exhibition

La mostra dell’anno: Dries Van Noten al Musée des Arts Décoratifs

Per chi in questi giorni fosse a Parigi raccomando assolutamente una visita a quella che senza indugi definisco la mostra dell’anno: la retrospettiva dello stilista belga Dries Van Noten dal titolo INSPIRATIONS, al Musée Des Arts Décoratifs.

Che ci crediate o meno, questa esposizione per me è stata un’epifania, confermando che per costruire il mio futuro nell’ambito della cultura della moda devo emigrare… e alla svelta.

Dries Van Noten exhibition - Paris

Per gli pseudo-esperti-snob, forse non è altro che l’ennesima mostra blockbuster monotematica; in realtà è molto di più perché non è un’autocelebrazione di un genio, ma un processo di catarsi che di sala in sala analizza e sviscera simbologie, significati e suggestioni di tutte le collezioni dello stilista.

Il titolo emblematico INSPIRATIONS può far pensare banalmente ad una riproposizione delle ispirazioni che hanno segnato (e tuttora segnano) il percorso creativo di Van Noten, ma come precisa lo stesso stilista in una nota all’inizio della mostra, molte delle suggestioni presenti, sono frutto di uno studio a posteriori, basate su analogie con opere d’arte, film, usi e costumi di altre culture.

Un turbinio di emozioni che lascia senza fiato anche lo spettatore “non addetto del settore” immergendolo in una rete di interconnessioni iconografiche e iconologiche di immediata comprensione, testimoniando che anche la moda è un bene di tutti, indipendentemente dalla possibilità economiche.

Un’esposizione di altissima qualità come questa, ci pone di fronte alla questione della curatela di moda: perché in Italia non siamo capaci di fare queste mostre?

Di cui io abbia memoria, l’unica fashion curator italiana che realmente sia in grado di potersi distinguere nel panorama internazionale, forse, è Maria Luisa Frisa. Personalmente, ricordo ancora le sue mostre organizzate in concomitanza con Pitti Immagine quando iniziavo a muovere i primi passi nella moda come semplice amatore (risalenti ormai a 10 anni fa), e a differenza dello sterminato mare di mostre realizzate da storici del tessile e del costume, erano le uniche che riuscivano a destare spunti di riflessione, divertimento, stupore, indipendentemente dal valore degli abiti esposti (ecco perché ammetto che ho anche delle grandi aspettative sulla mostra romana al MAXXI che aprirà a novembre).

Esulandoci per un attimo dalla drastica situazione curatoriale italiana e soffermandoci invece sul binomio allestimenti/contenuti, è molto triste notare come il tutto sia sempre riconducibile ai soldi, o meglio alla loro mancanza.

Da fonti non ufficiali, ma comunque autorevoli, so che i curatori delle retrospettive al Museo di Arti Decorative a Parigi sono in realtà due persone, più il team del designer ospite, e che gli allestimenti stellari che riescono a realizzare, in realtà dipendono dai grandi (ed unici) introiti degli sponsor coinvolti.

Se in Italia un privato decidesse di entrare in una struttura statale per finanziare mostre, restauri o quant’altro, gridiamo subito allo scandalo poiché lo Stato viene percepito come soggetto sottomesso ed ogni volta, durante le inaugurazioni si verificano scene raccapriccianti ai limiti del grottesco, in cui tutti gli autorevoli soprintendenti tirati a lustro per l’occasione, non vogliono farsi fotografare o intervistare davanti ai manifesti in cui sono riportati loghi e nomi degli sponsor, per prevenire proteste o “sommosse popolari”. Quando si dice, il potere di una foto!

Scenette tragi-comico-politiche a parte, sembra che il destino del nostro paese sia quello di “esporre” i tesori più importanti del mondo in magazzini inaccessibili, sale chiuse per carenza di personale e luoghi fatiscenti con allestimenti talmente vetusti che spesso le targhette esplicative non riportano nemmeno i titoli delle opere.

La soluzione per queste problematiche? Una c’è e la conosciamo, e la cosa assurda è che ci potrebbe persino permettere di mantenere l’ingresso gratuito in molti musei come già succede in tanti paesi europei civilizzati, però è molto più facile lamentarsi che passare all’azione.

Alessandro Masetti – The Fashion Commentator

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